ricordi

Ci sono ricordi troppo grossi, che occupano tutta la testa e trovano presto la strada per arrivare alla gola e sul principio semplicemente non abbiamo più potuto pensare, poi un poco alla volta cominciamo anche a non respirare.
È l’amore che non c’è più, partito o scappato, del tutto svanito.
Così svanito che forse non è mai esistito e il dubbio è più cattivo del dolore. E dei rimpianti, per non aver detto quel che sentivamo, nel tempo che si lasciava contare con i minuti e i secondi e i giorni sorgevano e tramontavano con durate quasi uguali. Adesso questo passare di stanze trapuntate tutte di ricordi aguzzi che tagliano l’anima restituisce un tempo così indifferente al nostro misurare che ci si chiede di quale marmo sia fabbricato.
Ed è già notte quando si capisce che il giorno è andato e intanto non lo abbiamo vissuto, e non ci sarà mai più il sollievo allegro di gratitudine per i rumori che lo riportano a casa, amore questa volta rubato ancora giovane, indecente sottrarre al nostro accudire, dopo averlo generato. Un altro ricordare che non si può nemmeno sfiorare.
Eppure, anche soli, nei silenzi offerti al divino eterno ascoltare, da un nostro luogo di luce arrivata, viene un esser grati, per quel tanto che si è avuto e con noi rimane.

Avvenire, 8 giugno 2012

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