paura

Per paura la vita diventa un camminare sghembo. Scarto improvviso per non sfiorare il prossimo che rimane sconosciuto. E scappare di sguardi con la paura al centro e tutto il mondo a confine. Incrociarsi in difesa senza incontrarsi. Rinunciare al nuovo. Quiete che si cerca con affanno, a testa bassa, in un pensare inconsapevole e

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gratitudine

C’è oggi un vivere ignaro, come se fossimo nati senza essere cominciati, solitari abitanti di un deserto di sentimenti, nel folle dimenticarsi di aver padri e madri del corpo e dello spirito. Esserci noi, le nostre idee, la nostra vita, il nostro agire diritto e determinato e veloce e senza confini. Noi e il mondo,

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stupore

Certo che il «farsi meraviglia» è un bel modo di passare i giorni. Io qua e loro là. Le spalle appoggiate a un angolo alto. Ben difesa, al sicuro come sul trono di un giudice, l’anima sigillata che si basta del suo custodirsi, che non si è persa mai perché non ha mai conosciuto il

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rancore

Senza. Senza l’ossessione: lui mi ha fatto, lei mi ha detto. Per denaro, invidia, potere, indifferenza, malvagità, pura malvagità. Pensiero preminente, su tutto, che mi precede, accompagna, segue. Ombra densa, collosa, che annoda i sentimenti. Irrecuperabile attesa di poter restituire il colpo. Nitido colpo. Ricordo solitario, rimasto lucente nel cinerino del tempo intanto andato. Senza

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