disperazione

C’è questo stupore che il tempo continui, continui oltre il nostro dolore. Com’è possibile che le persone abbiano ancora un’intenzione, una meta da raggiungere, un’incombenza da sbrigare, magari in fretta e di corsa, senza niente pensare. E il governo un decreto astratto e indifferente da votare, assenti tutti dai banchi, tranne gli interessati. Perché ancora

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indifferenza

Capita di attraversare il mondo con occhio straniero. Straniero alla vita. Con il cuore in un altrove che non sappiamo dire, non perché ci manchino le parole, ma perché anche quell’altrove non vediamo. Di camminare fra nomi che non ci evocano storie, perché non ricordiamo i nomi, e non ascoltiamo le storie. Di non riconoscere

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desiderio

C’è un’età in cui il desiderio è moltitudine, confuso, scomposto, un campo di battaglia in cui tutti gli schieramenti hanno ragione, perché sono vita da sdipanare in direzioni tutte ancora possibili, e da percorrere in parte e poi lasciare e poi ancora percorrere. Diventeranno progetti, creazione, vita. Una specie di trasumanare del desiderio, un superare

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rimpianto

Di non aver detto. Di aver urlato i fatti senza conoscere le ragioni. Di non aver creduto o di aver dissipato il credere d’altri. In noi. Il credere in noi. Di aver giurato, promesso, glissato. Governato una vita prudente, in cui ogni natività prometteva uno sconquasso e non è stato difficile trovare silenziosi Erodi in

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